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Non c’è nulla come una storia di vita vera per essere ispirati.

Quante volte ci è capitato di sentire raccontare la storia di una persona che ha compiuto gesta eroiche, che ha inseguito e realizzato i propri sogni, ed immaginare di essere noi stessi quella persona? Di avere noi stessi quel coraggio o quella determinazione? Può esserci capitato leggendo una biografia, vedendo un film che racconta una storia accaduta realmente.

In questo angolo vogliamo raccontare delle storie. Storie che fanno bene all’animo. Storie di persone che si sono distinte per qualcosa. Per un atto di coraggio o di gentilezza. Per la perseveranza, la creatività, l’insegnamento.

Il nostro intento è quello di trarre ispirazione dalle qualità che queste persone mettono in atto. Di farle un po’ nostre. Di vedere che anche chi ha raggiunto un traguardo e fatto qualcosa di speciale, non abbia avuto ‘vita facile’ nel farlo, ma ci siano stati degli ostacoli da superare e delle scelte da compiere.

Una storia dal finale a sorpresa

La storia che voglio raccontare oggi è una storia di riconoscimento e di gratitudine che parte da molto lontano. Siamo nel 1959 a San Marco d’Urri, un paesino della val Fontanabuona, nell’entroterra ligure. Un paese che fatica a uscire dalla guerra, dove regnano fame e miseria; si vive coltivando la terra che rende poco, raccogliendo patate e castagne. Ci sono vigne, ma la produzione di vino è scarsa e mediocre. Chi è fortunato ha qualche mucca e delle pecore, ma non c’è molto di più. Molti, negli anni addietro, decidono di emigrare in America in cerca di nuove prospettive. Il paese si spopola letteralmente. Per chi resta, la vita è dura.

Un dono inaspettato

Nel novembre del 1959 la vita degli abitanti di questo paese cambia radicalmente. Ricevono un dono inaspettato da un lontano benefattore che ha fatto fortuna e si è ricordato di loro e del paese da cui era partito tanti anni prima: ogni abitante residente (all’epoca 284) riceve in dono dalla “Fondazione Saturno” con sede nella città di Reno in Nevada un pacchetto azionario della Bank of America pari a 800.000 lire. Una cifra inimmaginabile per quegli anni!  A ciascuno di questi abitanti, riuniti nella chiesa del paese alla presenza del vescovo, la prima domenica di novembre del 1959 un funzionario della Bank of America di Milano consegna i certificati azionari.

È un evento straordinario di cui parlano molti giornali dell’epoca, oltre al Secolo XIX, la ‘Domenica del Corriere’ del 22 novembre 1959 dedica la copertina e un servizio completo alla “pioggia di milioni a San Marco d’Urri”; troviamo un articolo persino sulla rivista americana ‘Life’.

Questo gesto ha permesso a intere famiglie di cambiare letteralmente vita. C’è chi ha comprato casa, chi ha tratto un po’ di respiro, chi ha ripagato debiti, e chi ha potuto studiare.

Tutto questo è stato possibile grazie a un uomo, Leopoldo Saturno, nato nel 1858.  Orfano, cresce nell’Istituto Pammatone di Genova e all’età di 8 anni viene affidato ad una famiglia di San Marco d’Urri, la famiglia di Giuseppe Avanzino. Cresce e lavora nei campi in uno spirito ‘di paese’, accolto e sostenuto da tutta la comunità che diventa la sua famiglia allargata.

Giunto alla maggiore età Leopoldo decide di sposarsi e chiede al funzionario comunale di scegliere un proprio cognome diverso da quello in uso per i trovatelli (solitamente Della Casa o Casagrande). Il funzionario comunale consiglia a Leopoldo di darsi un cognome portafortuna, così sceglie il cognome Saturno, una divinità portafortuna degli agricoltori. Da quel giorno sui documenti è ufficialmente Leopoldo Pietro Saturno.

A 20 anni, nel 1878, decide di tentare la fortuna ed emigrare in America insieme alla giovane moglie Teresa e a tanti conterranei. Secondo alcuni racconti, la moglie lo raggiungerà in un secondo momento.

La famiglia Saturno si sistema dapprima in California e poi a Reno, nel Nevada, dove coltiva una vasta estensione di terreno; successivamente apre un’attività commerciale legata alla ristorazione, ed in seguito si dedica alla finanza diventando un quotato uomo d’affari, un punto di riferimento non solo per gli italiani in America, ma anche per gli americani che chiedono aiuto ai Saturno per migliorare il reddito dei prodotti locali basati per lo più sui frutteti.

Gli anziani di San Marco ricordano che chi partiva per le Americhe aveva Leopoldo Peter Saturno come appoggio: forniva consigli e un aiuto per la sistemazione e dal 1890 al 1920 era considerato il papà degli emigranti.

Muore nel 1925 con la raccomandazione ai due figli Victor e Joseph di aiutare gli abitanti di San Marco che non aveva mai dimenticato e a cui doveva tanto.

Mio zio, nato e cresciuto a inizio del 1900 in un paese vicino, raccontava che gli abitanti di San Marco, nonostante la povertà, raccolsero i soldi per pagargli il viaggio e dargli l’opportunità di crearsi una vita migliore.

Il dare in modo disinteressato prende strade inattese

Sento particolarmente questa storia. L’ho sentita raccontare da un mio vecchio zio quando ero piccola: la figura di questo signore partito per un posto lontano lasciando il suo paese mi aveva incuriosita e affascinata. Il dottore di mia nonna e dei miei pro zii è stato uno di quei ragazzi che ha potuto studiare grazie a questo gesto. Lavorava presso un grande ospedale di Genova, ma faceva visite a domicilio gratuite alle persone anziane nei paesini dell’entroterra vicini a quello in cui era nato. Lo ricordo come una persona gentile e altruista, che in qualche modo attraverso il suo servizio gratuito e disinteressato, cercava di replicare il gesto di uno sconosciuto che seppur lontano, non aveva mai dimenticato le persone che lo avevano accolto e cresciuto.

Ecco, una delle cose su cui mi piace porre l’accento è proprio questa: il paese ha dato in modo disinteressato, senza nulla attendersi in cambio. Questo dare senza aspettative è stato, nel tempo, ripagato. Quando compiamo un gesto gentile senza aspettarci nulla, non sappiamo che strade può prendere quel nostro dare

Quali ‘piccole’ azioni posso compiere io?

Quello di questa storia è un gesto straordinario nel senso che una grande quantità di denaro ha permesso a tante persone di cambiare vita. Ma non è solo il denaro che può aiutare una persona. Ci sono tanti gesti, anche piccoli, quasi invisibili, che possono cambiare la vita delle persone, rendere anche solo un po’ migliore una giornata. Partiamo da un sorriso, una conversazione, un po’ di compagnia. L’aiuto nel fare qualcosa. Sembrano gesti insignificanti, quasi banali perché piccoli, ma che possono fare tanto per chi li riceve. Nessun atto gentile è troppo piccolo o banale. Inoltre la gentilezza genera gentilezza, come la gratitudine genera altra gratitudine.

L’invito che mi viene di fare è di soffermarci a pensare:

  • Ci sono stati dei gesti che mi hanno cambiato la vita in meglio?
  • Quali sono stati? Da parte di chi? Sono grata per questo, o li ho dati per scontati?
  • Posso fare qualcosa, nel mio piccolo, per rendere migliore anche solo un momento a qualcuno vicino a me?
  • Quali azioni posso compiere, anche piccole? Anche solo per un attimo?

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