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Salgo sul treno, cerco posto e mentre mi siedo sul sedile, una ragazza da dietro mi dice: scusa, hai perso il portafoglio. Mi tocco la tasca per verificare e mi accorgo che il portafoglio non è il mio. Lo dico alla ragazza che a quel punto si prodiga per cercare il proprietario del portafoglio.

Chiede consiglio a me se è opportuno guardare dentro per verificare di chi sia. Le rispondo che è una buona idea, così trova la carta di identità e dalla foto riconosce il proprietario. Era il ragazzo seduto al mio posto, appena sceso dal treno. Così la ragazza grazie al nome e cognome lo cerca su Facebook e gli manda un messaggio. Dopo qualche minuto si erano dati appuntamento per il giorno dopo in una stazione comune per la restituzione.

Quante volte è capitato anche a noi di donare atti di gentilezza?

Quante volte è capitato anche a noi di ricevere atti di gentilezza?

Probabilmente tante volte, spesso senza rendercene conto e senza soffermarci sul valore e la bellezza di questi atti. Senza soffermarci a chiederci se la gentilezza è contagiosa.

Ma esattamente cos’è la gentilezza?

Se ci soffermiamo a riflettere, la gentilezza è qualcosa che permea nel profondo tutta la nostra vita. E non stiamo parlando di quegli atteggiamenti di “cortesia di facciata”, di quei comportamenti esteriori sdolcinati e mielosi volti a raggiungere uno scopo. Quella non è gentilezza, è opportunismo, è ipocrisia.

La gentilezza vera è fatta di gesti gratuiti, senza un secondo fine, compiuti per il gusto di andare incontro all’altro. La gentilezza vera è contagiosa, è una qualità che ci permette di esprimere cordialità autentica, profonda, di garbo. Non riguarda solo i comportamenti esteriori, ma è un vero e proprio sentimento interiore. La gentilezza è grazia e bellezza.

La gentilezza è un valore sociale perché costruisce ponti per una comunicazione più profonda con gli altri, permette reciprocità, interconnessione e solidarietà. Se vogliamo delle relazioni più profonde con il nostro partner, i nostri figli, i colleghi di lavoro, gli amici o anche degli sconosciuti, la gentilezza ci permette di entrare in risonanza con gli altri e rafforza l’empatia. Per questo la gentilezza è contagiosa.

Essere gentili è una forza

“L’essere gentili” è una forza, anche se di solito non la associamo con “l’essere forti”. Se da una parte può essere comprensibile, dall’altra mi sono chiesto se c’è davvero qualcosa di più forte dell’essere gentile.

Credo che la maggior parte di noi ammiri la forza. È qualcosa che tendiamo a rispettare negli altri e che desideriamo per noi stessi e per i nostri figli. A volte, però, mi chiedo se non confondiamo la forza con altre parole come aggressività e persino violenza. La vera forza non è né maschile né femminile; ma è, molto semplicemente, una delle caratteristiche più belle che ogni essere umano può possedere“.

Mr. Rogers – Mister Rogers’ Neighborhood

Non c’è nulla di forte nella persona che perde facilmente la calma e ricorre all’aggressività e alla violenza nel suo spirito, nelle parole e nelle azioni. Questa è tutt’altro che forza, è una manifestazione di profonda debolezza. Quando le persone sono dure, severe o violente con gli altri, non stanno mostrando la loro forza, cercano solo di controllare, manipolare, sopraffare, sottomettere, criticare e umiliare.

La gentilezza è una scelta

La gentilezza può essere una scelta. E se la consideriamo una scelta diventa qualcosa di potente e coraggioso. Una scelta di forza. Paradossalmente è più facile essere duri e meschini, avventati e freddi, sminuire e manipolare. È molto più difficile essere gentili, ci vuole più sforzo, più moderazione, più coerenza, più pazienza, più premura, più determinazione.

Non c’è da vergognarsi ad essere gentili. Bisogna osare. Non significa lasciare che qualcuno ci faccia del male, ci manipoli, ci controlli o ci spinga. Significa mostrare il nostro lato migliore, trattare gli altri con rispetto, accedere a tutto il nostro potenziale, a tutta la nostra grazia, a tutte le nostre capacità.

La gentilezza è un muscolo da allenare

La gentilezza non ama la pigrizia, è un muscolo da rafforzare e nutrire. Al pari dei muscoli fisici, ci vuole lavoro, pazienza e disciplina. Ma tonificando quel muscolo, impareremo ad apprezzare la profondità della forza che può fornirci.

Grazie a questa forza attiriamo la fiducia degli altri. Ci dà coerenza e affidabilità. Ci permette di essere consapevoli dei bisogni delle persone e di conseguenza migliora le nostre relazioni.

La gentilezza è ribellione

A volte penso che agire con gentilezza sia un atto di ribellione, perché è in contraddizione con le aspettative di una cultura dove imperano il profitto e l’efficienza, anche a scapito del calore umano e del rapporto. Viviamo in una società che promuove l’attribuzione della colpa agli altri, che sostiene il criticismo distruttivo, dove vince chi con furbizia si sottrae alle proprie responsabilità, che teme e combatte chiunque o qualsiasi stile di vita diverso e non conforme alla massa.

Scrive Ferrucci nel suo libro “La forza della gentilezza”: “La celebrazione dell’individualità è ciò che ha consentito un eccezionale periodo di progressi per l’umanità. Ma l’abbiamo pagata a caro prezzo: abbiamo trascurato l’appartenenza a una comunità, il sentirci parte di un ambiente umano che è in armonia con noi”.

Per questo possiamo scegliere di essere gentili, per sentirci nuovamente parte di un ambiente umano collaborativo e non competitivo, che ci permette di prosperare individualmente e come comunità, dove alla base c’è fiducia in se stessi e negli altri.

La gentilezza è dentro ognuno di noi

La gentilezza ha un accesso facile: sono convinto che ognuno di noi la porti nel proprio cuore, è qualcosa che pulsa nel profondo di tutti noi. Può diventare il nostro stile di vita, qualcosa che è sempre con noi, in qualunque condizione, soprattutto quando le cose non vanno come desidereremmo.

Certo è più facile essere gentili con chi lo è con noi. È molto più difficile il contrario. In questo caso abbiamo due opzioni: possiamo scegliere la via più facile e pratica, ossia erigere muri davanti ad altri muri oppure allenare la nostra gentilezza e sviluppare l’abilità di entrare in contatto con un altro essere umano.

Se rispondiamo con cordialità ad una persona scortese la spiazziamo e rompiamo un meccanismo, abbiamo l’opportunità di dimostrargli che vediamo oltre il suo essere brusco, rivolgendoci nei suoi confronti con disponibilità, solidarietà ed empatia. E in quel contatto si aprono nuove possibilità, diamo l’opportunità ad un’energia positiva di circolare. In questi casi possiamo sperimentare che la gentilezza è contagiosa.

Quando scegliamo di essere gentili, anche con chi è scontroso e sgarbato, sicuramente il mondo intorno a noi sarà più gentile.

La gentilezza fa bene alla salute

La gentilezza non solo arricchisce le nostre relazioni, ma ha anche un impatto a livello biologico che migliora la nostra salute.

È stato dimostrato scientificamente che la gentilezza ha un effetto terapeutico:

  • è un antidepressivo naturale perché stimola la produzione di serotonina: questo “ormone del buonumore” incrementa sia nelle persone che dispensano, sia in chi riceve e sia in chi assiste ad atti di gentilezza;
  • è un antidolorifico, perché stimola la produzione di endorfine, antidolorifici naturali tre volte più efficaci della morfina;
  • rafforza il sistema immunitario, perché stimola la produzione di ossitocina: questo “ormone delle coccole” aiuta le relazioni sociali, esercita un immediato effetto calmante, aumenta la fiducia e la generosità e rafforza il sistema immunitario e la virilità;
  • riduce il cortisolo, l’ormone dello stress. Inoltre riduce lo stress ossidativo e l’infiammazione, proteggendo i telomeri (biomarcatori dell’invecchiamento) e favorendo così salute e longevità.

3 abitudini per sviluppare gentilezza

Per coltivare la gentilezza possiamo sviluppare 3 abitudini

  1. decidere di essere gentili
  2. portare la nostra attenzione in profondità
  3. prenderci cura

1. Decidere di essere gentili

Piuttosto che reagire a ciò che ci succede, abbracciamo la nostra capacità di scegliere: non reagiamo, ma agiamo. Prendiamoci il tempo per pensare all’azione da mettere in campo, anche se la nostra prima reazione davanti ad una persona difficile o un seccatore è di arrabbiarci, contiamo mentalmente fino a 5 e scegliamo la gentilezza come risposta.

Questo ci darà forza ed autocontrollo. Inoltre, nel decidere di essere gentili, mettiamo anche a frutto la nostra pazienza, la nostra capacità di non lasciarci spaventare dallo scorrere del tempo: gli altri non ci appariranno più come ostacoli alla nostra urgenza, ma come esseri umani da incontrare e conoscere.

2. Portare la nostra attenzione in profondità

Quando ci troviamo davanti agli altri e quando dobbiamo affrontare una situazione, chiediamoci:

  • Perché questa persona è importante?
  • Perché questa situazione è importante?

Troviamo qualcosa che ci possa far dire “sì, vale la mia attenzione”. La disattenzione porta freddezza nelle relazioni, l’attenzione porta calore, comunica “ci sono, sono qui per te”.

Piero Ferrucci scrive: “L’attenzione è il tramite attraverso cui fluisce la gentilezza. Niente attenzione, niente gentilezza. E anche niente calore, niente cuore, niente relazione.” Se diamo la nostra totale attenzione all’altro, gli diamo importanza e significato e possiamo sintonizzarci, capirci e comunicare ad un livello più profondo.

3. Prenderci cura

Riconosciamo e permettiamo a noi stessi di prenderci cura delle cose, delle altre persone, degli animali, della Natura, del mondo in generale. Ma anche di noi stessi, del nostro corpo, delle nostre emozioni, dei nostri desideri e dei nostri sogni. La gentilezza deve includere anche l’essere gentili con se stessi.

La gentilezza non va d’accordo con il diventare disinteressati. Quando ci spegniamo, rimuoviamo il nostro interesse e la nostra passione per noi stessi, gli altri e il mondo che ci circonda, cominciamo a diventare grossolani, ruvidi, sgarbati. Se prendiamo la decisione intenzionale di interessarci alla vita, allora ci metteremo intenzionalmente in modalità “ON” e, troveremo ogni giorno l’occasione per risolvere una situazione o per aiutare qualcuno a stare un po’ meglio.

La gentilezza sì, è contagiosa!

La gentilezza è un gesto del cuore che fa bene a noi e agli altri. La gentilezza è ovunque. Quando qualcuno ci fa sentire a nostro agio, quella è la casa della gentilezza.

Come sottolinea Piero Ferrucci: «Ricevere gentilezze ci fa bene. Per noi tutti è un sollievo essere aiutati nel momento in cui ne abbiamo bisogno. E a tutti fa piacere essere ascoltati, trattati con calore e simpatia, sentirsi capiti, sentirsi nutriti. La gentilezza ci salva la vita.»

E come abbiamo visto ogni gesto di gentilezza è gesto salutare. Per noi e per gli altri.

La gentilezza è contagiosa, è scientificamente provato. Diffondiamola!

Scarica le CARTE “SEMI DI GENTILEZZA” e usale per regalare atti di gentilezza quotidiani.

Letture per approfondire

Questo video di Life Vest, un’organizzazione no profit che ha la missione di diffondere il valore della gentilezza, ha realizzato questo video che ha ottenuto milioni di visualizzazioni e fa mostra come la gentilezza è contagiosa!


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