L’acqua calda ha smesso di funzionare.

La metropolitana è sovraffollata.

Tuo figlio fa i capricci.

Non hai ottenuto la promozione che pensavi di meritare.

La tua migliore amica non risponde al telefono e tu ti devi sfogare.

Hai avuto una discussione con tua moglie.

Tuo marito ti ha risposto male e tu non fai che ripensarci.

Non hai voglia di uscire per andare al lavoro: c’è traffico, piove, hai una riunione noiosa con il tuo capo, e poi devi sorbirti quel collega che ti sta antipatico.

Ti è mai capitato di vedere qualcuno che si arrabbia perché l’ascensore non arriva, o il cameriere ha sbagliato l’ordinazione tanto che sembra la fine del mondo, o cose così?

Spesso sono proprio i problemi quotidiani che ci fanno impazzire. Quanti problemi, ogni giorno, piccoli o grandi, dobbiamo fronteggiare? Quante cose accadono che ci infastidiscono e ci fanno arrabbiare togliendoci dalla nostra bolla di benessere? E poi, guardandoci indietro, con il senno di poi, ci rendiamo conto che queste cose non sono affatto terribili ma sono piuttosto banali.

Quando accade qualcosa che non va come vorremmo, a volte sembra che la nostra mente pensi immediatamente al peggior scenario possibile e continui incessantemente a ruminarci sopra. Ti sei mai reso/a conto che pensare e ripensare a un problema, una scocciatura, un qualcosa che ci è successo, lo rende più grande di quanto in realtà non sia? Cominciamo a farci i film nella nostra testa, ci siamo talmente dentro che non riusciamo a vedere nient’altro che la risposta sgarbata, o il lavoro noioso, o la scocciatura di dover chiamare l’idraulico.

Un problema è un problema solo quando noi permettiamo che lo sia

Un problema è un problema solo quando noi permettiamo che lo sia. Quindi possiamo anche decidere che non sia un problema.

Perciò è necessario fare un passo indietro, prendere un po’ di distanza tanto da avere una prospettiva diversa.

Potrebbe essere utile anche chiedersi:

  • cosa mi direbbero la mia saggia nonna, la mia migliore amica o una persona esterna, di questa situazione?

Potrebbero dirmi, per esempio, che la parola sgarbata è uscita per via dello stress emotivo derivante dal sovraccarico di lavoro in ufficio, e di non prenderla sul personale.

  • Oppure, cosa direi io alla mia migliore amica o a mia nonna, se stessero vivendo la mia stessa situazione?

Probabilmente direi che hanno un bel rapporto con il marito e uno dei punti di forza della loro coppia è proprio la comunicazione e il sapere trovare la modalità per chiarirsi senza aggredirsi o incolparsi.

Metterci nei panni di qualcun altro e cambiare prospettiva ci fa sentire subito meglio perché entriamo in uno spazio che ci permette di avere dei punti di vista esterni sulla situazione. A cosa porta questo spostamento? A riportare la nostra mente ai problemi reali, a vedere cosa è importante e cosa no, e a ridurre significativamente la dimensione del problema.

Facendo questo passo indietro, rimuoviamo noi stessi dalla situazione.

Possiamo chiederci: Voglio davvero litigare con mia figlia? O piuttosto voglio capire perché si comporta così?

Ho davvero bisogno di farne un affare di stato? Oppure, espressa la mia opinione in modo chiaro e inequivocabile, posso lasciare perdere e andare oltre?

E la domanda più importante: Voglio davvero sprecare il mio tempo preoccupandomi di cose che non sono davvero poi così importanti?

Cosa possiamo fare per evitare di innervosirci, o peggio, arrabbiarci? Possiamo mettere le cose nella giusta prospettiva e vederle in proporzione.

Come mettere le cose nella giusta prospettiva

Come si fa a mettere le cose in prospettiva? Il processo può essere lungo o breve, dipende dal tipo di cose da mettere in prospettiva. Alcune sono facili, altre sono piuttosto difficili da affrontare. All’inizio non è facile mettere le cose nella giusta prospettiva, ma poco a poco capiamo che questo ci aiuta a vivere meglio. In fondo, non è che se io mi arrabbio e prendo a calci l’ascensore perché non arriva, poi le cose cambiano! Anzi! Io sto male, ho fatto una figuraccia e l’ascensore… arriva quando vuole lui! Se sento il bisogno di sfogare la rabbia, lo posso fare decidendo io i modi per farlo, non di certo arrabbiandomi con qualcuno che non c’entra nulla e magari ferendolo con il mio atteggiamento.  

Come mettere le cose nella giusta prospettiva

#1. Quanto ti costa reagire con intensità?

Chiediti quali sono i costi per te e per le persone intorno a te quando reagisci con intensità, arrabbiandoti lamentandoti o altro. Per esempio, sei infuriato perché la stampante ha stampato male? Provi ansia per l’esame di domani per il quale ti sei preparato a lungo e bene? Fai una tragedia perché volevi una maglia particolare e l’ultima è stata venduta mezz’ora prima così te la prendi con tuo marito perché ha voluto finire di vedere la partita prima di uscire?

L’intensità delle nostre reazioni e delle nostre risposte influisce negativamente sulle nostre relazioni. C’è una storiella carina che rende bene l’idea di questo, ti invito a leggerla.

I chiodi nella staccionata

“…C’era una volta un ragazzo con un brutto carattere. Suo padre gli diede un sacchetto di chiodi e gli disse di piantarne uno nello steccato del giardino ogni volta che avesse perso la pazienza e litigato con qualcuno.

Il primo giorno il ragazzo piantò 37 chiodi nello steccato. Nelle settimane seguenti, imparò a controllarsi e il numero di chiodi piantati nello steccato diminuì giorno per giorno: aveva scoperto che era più facile controllarsi che piantare i chiodi.

Finalmente arrivò un giorno in cui il ragazzo non piantò alcun chiodo nello steccato. Allora andò dal padre e gli disse che per quel giorno non aveva piantato alcun chiodo.

Il padre allora gli disse di levare un chiodo dallo steccato per ogni giorno in cui non aveva perso la pazienza e litigato con qualcuno. I giorni passarono e finalmente il ragazzo poté dire al padre che aveva levato tutti i chiodi dallo steccato.

Il padre portò il ragazzo davanti allo steccato e gli disse: “Figlio mio, ti sei comportato bene ma guarda quanti buchi ci sono nello steccato. Lo steccato non sarà mai più come prima.

Quando litighi con qualcuno e gli dici qualcosa di brutto, gli lasci una ferita come queste. Puoi piantare un coltello in un uomo, e poi levarlo, ma rimarrà sempre una ferita. Non importa quante volte ti scuserai, la ferita rimarrà…”.

#2. Vedi le cose in prospettiva

Puoi ridurre l’intensità delle tue reazioni vedendo le cose in prospettiva.

Quindi, come detto qualche riga più sopra, fai un passo indietro, osserva e non giudicare. Il più delle volte ci arrabbiamo più per l’interpretazione che noi diamo agli eventi che per ciò che è realmente accaduto. Per esempio, se pensi “Il cameriere mi ha portato il piatto sbagliato”, fermati, sospendi il giudizio e diventa semplicemente un osservatore. Quando diventi un osservatore, metti una distanza tra te e la scena, o l’emozione, o il pensiero, e quindi ti distacchi. Distaccandoti non sei coinvolto, ed è come se tu stessi osservando la scena dal tavolo in fondo alla sala! Ti rendi conto che non è poi la fine del mondo se il cameriere ha sbagliato a portarti l’ordinazione. Semplicemente puoi farglielo notare con parole gentili, e farti portare quella giusta.  

Nei conflitti coniugali, per esempio, spesso accade che si rischia di sciogliere una relazione sulla base di qualcosa che sembra assurdo e banale due giorni dopo, ma la cui reazione intensa ha lasciato delle ferite profonde.

#3. Pensa all’evento come a un inconveniente

Pensa a quanto successo come ad un inconveniente. Non sempre le cose vanno come vorremmo noi, sarebbe troppo bello ma sarebbe anche controproducente, perché in fondo, è dagli inconvenienti e dagli sbagli che si impara e si cresce.

Quando succede qualcosa di imprevisto, invece di etichettarlo come terribile, un disastro, o qualcosa che non puoi tollerare, pensa ad esso come ad un piccolo inconveniente.

Ricordati che il potere della scelta è nelle tue mani: sei tu che puoi scegliere come reagire a quanto ti accade. Se non puoi scegliere cosa (ti accade), puoi sempre scegliere il come (agire e non reagire).

Come mettere le cose nella giusta prospettiva

#4. Vedi il quadro generale – scala la montagna

Ricorda che le cose vanno sempre viste nel quadro generale. Immagina di essere ai piedi di una montagna. Il posto in cui ti trovi ai piedi della montagna è dove si trovano le tue preoccupazioni in questo momento: lì dove ti trovi c’è il problema che ti sta ingarbugliando, ma non riesci a vedere con chiarezza la situazione. Un’immagine che ti può aiutare, è quella di prendere distanza iniziando a scalare la montagna. Una volta che sei in cima, sarai in grado di vedere il quadro generale della situazione, che tipo di problema stai affrontando e da dove nasce. Dall’alto, proprio come dalla cima di una montagna vedi tutto il paesaggio che ti circonda, il fiume, da dove nasce, dove scorre, le strade, i promontori, i paesini, etc., così sei in grado di vedere che un problema è sempre causato da molteplici fattori.

Essere in cima alla montagna è come mettere le cose nella giusta prospettiva.

In conclusione, per non farti risucchiare dall’intensità delle emozioni, per abbassare il livello di stress dato dal non riuscire a gestire dei contrattempi, e per mantenere le relazioni sane, cerca di mettere le cose in prospettiva: non scoraggiarti se i primi tentativi vanno un po’ così. L’esperienza e l’esercizio che fai partendo dalle piccole situazioni ti portano a vedere che il tuo scegliere di agire, e non reagire, alle circostanze, ti fa stare meglio con te stesso/a e con gli altri.

Letture per approfondire

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